Striscia di Gaza: le voci dei bambini

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14/11/2023

Ben prima dell’escalation del conflitto, nello Stato di Palestina i bambini sono cresciuti tra frequenti violenze e povertà. Insieme alle loro famiglie si sono trovati sotto attacco in luoghi in cui avrebbero dovuto essere al sicuro: nelle loro case, nei rifugi, negli ospedali e nei luoghi di culto.

Dal 7 ottobre, più della metà degli edifici scolastici della Striscia di Gaza ha subito dei danni. Gli ospedali sono senza carburante per alimentare le incubatrici e gli altri macchinari salva-vita. Almeno 2,2 milioni di persone non hanno accesso sicuro all’acqua potabile e ai servizi igienici.  

I bisogni umanitari continuano a salire di ora in ora. La scarsità di acqua e la condizioni sanitarie precarie aumentano il rischio di ammalarsi, soprattutto di diarrea cronica: una delle prime cause di morte per i bambini in tutti i contesti di emergenza. L’impatto sui bambini e sulla loro salute mentale è immediato e duraturo. Dove infuria la guerra, i bambini soffrono. E le famiglie di Gaza sono state sottoposte a sofferenze inimmaginabili. 

Abbiamo raccolto le loro storie. Ascoltiamo le loro voci.

Come posso sopportare di vivere questo incubo, ogni giorno ed ogni notte? Non chiedetemi della mia infanzia.

Ghazal, 14 anni

Ghazal ha 14 anni e proviene da Khuza'ah, nella città orientale di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. È stata costretta ad abbandonare la sua casa con il resto della famiglia il giorno dopo essere stati bombardati. Non è la prima volta che accade: nel 2014 Ghazal è stata costretta a lasciare casa e a vivere da sfollata per 2 anni.

Non sopporto più di vivere così, non posso vivere rifugiandomi in una scuola, non posso accettare che questo diventi normale per noi” ha detto. “Non voglio che nessuno mi chieda della mia infanzia, io non ho avuto un’infanzia, vivo nel terrore”.

Lei e i suoi cinque fratelli vivono in una classe di 20 mq con altre tre famiglie: “Alle donne è concesso di dormire nella classe, per avere un po’ di privacy, mentre gli uomini devono restare fuori, nel cortile della scuola”.

Ho lasciato tutto dietro di me, i miei giochi, il mio letto, il mio gatto, anche lo spazzolino racconta Ghazal.

“I bagni della scuola non sono neanche lontanamente adatti a un essere umano, la coda per raggiungerli poi è più lunga di quanto chiunque possa trattenere i propri bisogni.

Come posso sopportare di vivere questo incubo, ogni giorno ed ogni notte? Non chiedetemi della mia infanzia.

Karim, 15 anni

Nel cuore della devastazione di Tal al-Hawa, a Gaza, Karim osserva il suo quartiere distrutto, tenendo in braccio il suo gatto.

Non lascerei mai Karaz tra le macerie. Lei è l’unica amica che mi sia rimasta, mi prenderò cura di lei” dice. Anche lui fa parte delle centinaia di migliaia di persone sfollate all’interno della Striscia.

Altri bambini, altre storie

Kenan Bilbasi, 10 anni, proviene dalla città di Rafah. Sta aspettando pazientemente il suo turno nella panetteria della zona. 
“Aspetto in fila dalle 6 del mattino solo per portare a casa un po’ di pane per oggi. A volte non torno dalla mia famiglia prima di 5 o 6 ore”.  

“Mi manca la scuola. Il mio unico sogno è che questa guerra finisca e che il mondo ci invii un po’ di pane, per tutti”.

Wafaa Jundiah, di Gaza, trasporta boccioni di plastica vuoti per riempirli di acqua potabile per la giornata. “Ho perso la mia casa e i miei due fratelli. Vorrei tornare a casa nostra, anche se le possibilità che torneremo indietro sono poche. Non saremo mai più interi, tutti stanno perdendo i propri cari”.

Ahmad, 10 anni, è seduto sul banco di scuola in uno dei rifugi nella città di Khan Younis, nella Striscia di Gaza. "Non avrei mai immaginato che sarei stato seduto al mio banco da sfollato, amavo la mia scuola e le lezioni, ma non credo che amerò ancora la scuola dopo tutto questo".

Yousef Al Hams, gioca a calcio in mezzo alla strada con un suo amico nella città di Rafah. "Non ho paura della guerra. Non è la prima volta. Ma voglio che finisca presto perché la mia casa è piena di parenti di Gaza sfollati".

Abood Subeh proviene dalla città di Rafah, aspetta in coda fuori dalla panetteria. “Il mio sogno è diventare un poliziotto, una volta che la guerra sarà finita".

Da grande vorrei fare l’infermiera. Spero che la guerra finisca subito. Amo tutti i bambini, non voglio che muoiano come noi.

Salwa Elyan, 8 anni abbraccia delle bottiglie vuote 

Salwa Elyan, abbraccia delle bottiglie vuote per poterle riempire e poi portare dalla sua famiglia. Lei e i suoi genitori sono stati evacuati da Gaza verso la città di Rafah, dove si trovano acqua e cibo, ma in quantità limitata.

14/11/2023

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